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Paradosso dei tifosi di calcio in Italia: tiepidi, eppure in crescita…

Paradosso dei tifosi di calcio in Italia: tiepidi, eppure in crescita…

26 settembre 2015

Il calcio resta il più grande fenomeno sociale dei nostri tempi ma risente della crisi economica e degli scandali interni: per questo motivo il popolo degli interessati in Italia è complessivamente cresciuto, eppure si va meno allo stadio, si comprano meno gadget, ci si abbona di meno alla pay tv. Insomma, i tifosi si sono fatti più «tiepidi» e «calcolatori» e meno «frequentatori», secondo la ricerca demoscopica realizzata da Doxa, Repucom e Datamedia, commissionata ogni anno dalla Lega per definire quei bacini d’utenza che assegnano un quarto della torta dei diritti tv.
CLASSIFICA La mappa del tifo è sempre quella. La Juventus ha il maggior numero di sostenitori in Italia: il 26,9% degli interessati. Poi ci sono le milanesi, che da anni si alternano sul podio: l’ultimo rilevamento, quello relativo al 2014-15, pone l’Inter al 16,3% e il Milan al 16,2%. Completano la platea delle grandi il Napoli (9,4%) e la Roma (6,9%). I tre quarti del pubblico dichiarano il proprio amore per una delle prime cinque, tanto per ribadire la forte polarizzazione dei marchi calcistici. Agli altri rimangono le briciole. E’ interessante, comunque, capire se le abitudini dei tifosi cambiano da un club a un altro. Sapete, nella scorsa stagione, qual è stata la squadra a vantare l’incidenza maggiore di sostenitori recatisi almeno una volta allo stadio? Il Cesena col 39,1%. E’ chiaro che le provinciali, proprio per il ristretto bacino, sono favorite, però spicca il 35,1% del Napoli rispetto al 20,4% dell’Inter o al 21% della Juve. I tifosi azzurri sono i più affezionati, come confermano i dati su chi segue la propria squadra sulla tv a pagamento: lo fa il 76,2% dei supporter del Napoli contro il 70,6% dei milanisti, il 69,9% degli juventini e il 67,6% degli interisti.
COME SI TIFA In generale, torna a crescere l’interesse verso il calcio. Dai 31,2 milioni di interessati del 2012 si era sprofondati ai 25,6 del 2013 e ai 25,2 del 2014. Nell’ultimo anno si è registrata una risalita confortante: 27,1 milioni di interessati, di cui 23,5 seguono almeno una squadra di Serie A. Le istituzioni e tutti gli altri «stakeholder», però, dovrebbero prestare attenzione alle slide che vivisezionano le abitudini del pubblico. Capitolo media. C’è più gente che segue il calcio nelle trasmissioni in tv (92,8% degli interessati nel 2015 contro l’89,7% del 2012) e meno persone che si informano sulla stampa (dal 62,1% del 2012 al 54,9% del 2015) mentre il web non sfonda (42,4% dopo il picco del 47,9% del 2013) e la radio resiste alle nuove tecnologie (36,5% contro il 35,7% del 2012). Continuano a calare gli spettatori: nel 2013 il 29,2% dichiarava di aver visto almeno una partita allo stadio, nel 2015 il 26,6%. E pure quelli che hanno acquistato merchandising di squadre di Serie A nell’ultimo anno: il 26,8% nel 2013, il 23,8% nel 2015. D’altronde nel nostro Paese si è assistito a un profondo calo dei consumi: anche le pay tv ne hanno sofferto (nell’ultimo anno il 41,8% ha dichiarato di pagare per vedere le partite contro il 44,5% del 2014). In tempi di austerity si sta attenti al portafogli e si vive il calcio con maggiore socialità, come dimostra l’aumento dei tifosi occasionali, cioè coloro che non sono clienti delle pay tv ma hanno comunque visto occasionalmente le partite del campionato a casa di amici o parenti o in luoghi pubblici: dal 44,3% del 2012 al 48,9% del 2015.
SFIDA Si può comprendere bene, allora, come i tifosi «tiepidi», cioè quelli che seguono il calcio sporadicamente, siano cresciuti del 7% in un anno, così come i «calcolatori» (+13%), cioè quelli che partecipano ma solo se è conveniente, a differenza dei «frequentatori», in flessione del 12%. È un campanello d’allarme per Lega e club: il pubblico attivo, che consuma e ingrossa i fatturati, va riconquistato.

(Gasport)